Che cos’è l’Internet of Things? Quali i suoi ambiti applicativi? Che rapporto ha con le applicazioni mobili?
Immagina…
Una sveglia che si imposterà automaticamente in base ai tuoi impegni quotidiani e al traffico esistente nel tuo percorso mattutino.
Una macchina del caffè che, senza il tuo intervento, preparerà un espresso buonissimo al suonare della sveglia.
Un’automobile che riceverà la tua posizione attuale, accendendosi quando scendi le scale, guidandoti nel traffico cittadino senza che tu debba guidarla: sarà lei a comunicare costantemente con le altre auto e persino con i semafori, calcolando continuamente il percorso più veloce.
Ti starai chiedendo se questa è l’anteprima di una nuova puntata della serie Tv distopica Black Mirror o se è un nuovo film futuristico dei fratelli Wachowski (per intenderci, gli autori di Matrix).
La risposta è no.
E’ tutto vero. Tutto possibile e tutto già esistente.
Si chiama Internet delle Cose.
Cos’è l’Internet delle Cose?
L’Internet delle Cose (in inglese Internet of Things) è il neologismo coniato da Kevin Ashton nel 1999 che simboleggia la capacità degli oggetti reali (diversi da un pc o uno smartphone) di connettersi alla rete, trasmettendo e ricevendo informazioni in tempo reale che possono contribuire ad automatizzare i processi della nostra vita quotidiana.
Per far sì che questa comunicazione avvenga è necessario che l’oggetto sia munito di un indirizzo IP e della capacità di ricevere ed inviare informazioni senza l’intervento umano.
L’invio e la ricezione di informazioni non solo dovrà essere automatica, ma dovrà avvenire con altri oggetti reali, creando un contesto automatizzato ideale per semplificare le azioni umane, con lo scopo di orientare l’uomo nelle sue attività quotidiane.
Gli ambiti applicativi dell’Internet Of Things
Il panorama futuristico descritto nell’introduzione è in realtà qualcosa che già avviene in altre parti del mondo e, in misura minore, in Italia.
Secondo Gartner infatti sono attualmente connessi ben 5 miliardi di dispositivi, con una crescita orientata verso i 26 miliardi nel 2020 che toccherà diversi ambiti applicativi:
- Smart City (sistemi di ottimizzazione del traffico con semafori intelligenti, sistemi di smaltimento intelligente dei rifiuti)
- Smart Mobility (si pensi alle Smart Car, veicoli che connessi all’Internet of Things calcoleranno automaticamente le distanze con altri veicoli per evitare incidenti)
- Industria 4.0 (al fine di ottimizzare i processi di produzione e consumo)
- Smart Agricolture (sistemi di ottimizzazione delle risorse di coltivazione)
- Smart Building (tra i cui obiettivi c’è l’ottimizzazione del consumo energetico all’interno delle abitazioni “ad alveare”)
- Smart Home (sistema comunicativo che analizza e memorizza le abitudini quotidiane adattandosi automaticamente ai contesti)
Quali sono le conseguenze etiche dell’Internet delle Cose?
Nella nuova era dell’Internet of Things in cui stiamo entrando è ovviamente centrale la questione etica.
Dove vanno a finire tutte le informazioni recepite dai nostri oggetti? La loro capacità di automatizzarsi e comprendere le nostre abitudini umane quanto inciderà sulla nostra vita quotidiana e, soprattutto, sulla nostra privacy?
E’ inevitabile considerare quest’aspetto fondamentale dell’Internet of Things, in quanto la sua applicazione, una volta immersa nella nostra vita reale, modificherà la concezione stessa della realtà in cui l’uomo vivrà in futuro. Spesso infatti la questione della sicurezza e della privacy viene affrontata solo in un secondo momento, quando la tecnologia ha ormai preso piede.
Ma è bene considerare a riguardo una riflessione massiccia sui possibili scenari che potrebbe comportare l’Internet of Things.
L’evoluzione dell’Internet of Things nelle Applicazioni Mobili
Se pensiamo alla preistoria dell’Internet of Things possiamo sicuramente citare il mondo delle applicazioni mobile che gestiscono e programmano le azioni di alcuni oggetti a distanza, come per esempio una lavatrice o una lavastoviglie, le luci e le tende di una casa o i riscaldamenti.
Ovviamente questi oggetti non possono essere considerati prettamente “smart” in quanto non hanno capacità di gestione automatica, necessitando dell’intervento umano.
Tuttavia un’innovazione in questo senso l’abbiamo nel cosiddetto “Proximity Marketing” (o Marketing di Prossimità), in cui dei dispositivi bluetooth o WiFi inviano notifiche push a tutti i dispositivi connessi nei pressi di una località geografica (ad esempio, l’invio della notifica di un catalogo prodotti nel caso in cui si fosse in prossimità di un negozio fisico).
Uno dei prodotti più innovativi tecnologicamente in questo senso è Airy, un dispositivo bluetooth 4.0 che permette non solo marketing di prossimità, ma si propone anche come guida all’interno dei musei, inviando notifiche informative al momento dell’arrivo nei pressi di un quadro o di un’opera d’arte.
Come vedi, il mondo è in continua evoluzione.
Sei pronto ad essere partecipe di questo cambiamento?
